macchianera

Il nuovo album di ManìnBlù, a 5 anni di distanza dal fortunato “Le canzoni dell’automobile”, uscirà in settembre 2020. “E’ stato un album concepito in virus – dichiara Alberto Padovani, autore di testi e musiche – siamo entrati in studio a febbraio, prima del lockdown, per la preproduzione… ci siamo ritornati a inizio maggio per registrare… ora il mix e il mastering sono quasi pronti. Pur restando nell’alveo della musica d’autore mediopadana, sarà un album pieno di sorprese. A breve aggiornamenti sul dove, quando e forse anche sul perché… ad es perché Macchianera?”

Gli arrangiamenti sono curati dal collettivo ManìnBlù, che vede Enrico Fava – socio cofondatore – al piano e tastiere, Michele Manfredi al basso elettrico, Emilio Vicari alle chitarre elettriche e acustiche.

La produzione è di ManìnBlù e Audiocore (lo studio con sede nel parmense, in cui il tutto sta avvenendo).

L’album esce in collaborazione con Vocinarte, Associazione per la promozione di musica, poesia, teatro, culture, attiva da due anni a Parma.

ManìnBlù – Macchianera (2020)

  1. Emma
  2. Ossa & Biscotti
  3. Mare Monstrum
  4. Ammarata
  5. Sumsong
  6. L’ultimo giorno del Duca
  7. Il duo Brassens
  8. Compilation blues 020
  9. Ritmo notte
  10. Canzone per curare le piante

 

Emma

Uno pensa, che bello sarebbe Partire per Frisco. Oggi
Uno pensa, che bello sarebbe Farsi assumere a Ginevra
Calcolare particelle in cui Hai disperso i tuoi sogni, e intanto
Tutto scorre impertinente Tra questi tetti d’amianto bollente
Ci vuole cielo, ci vuole niente A ricordarti in piena luna, Emma
Ci vuole cielo, ci vuole niente A ricordarti in piena luna, Emma
Uno vive, con la stufa a legna Vuole il sole e morire di monte
Uno vive, nella grande mela Vuole l’ombra e la moda marcia
Noi viviamo, sul piano padano Disperdendo fumi e sogni
E l’assessore, che dio lo perdoni Sopra i rifiuti ci alleva visioni
Ci vuole cielo, ci vuole niente
A ricordarti in pieno giorno, Emma
Ci vuole cielo, ci vuole niente
A ricordarti così in pieno giorno, Emma
Uno muore, come un soldato
Dimenticato da Dio, uno vive
Uno è uguale, a un altro uno
E tutti insieme fanno sciame
Tu rivivi ogni volta il fuoco
Che ti ha cullata, invincibile
Fragile, così si sbagliavano I custodi del sapere, ardevano
Pensandoti arsa come D’Arco Hanno fallito del tutto l’eresia
Hanno rinunciato al rito così desiderato, che…
Ci vuole cielo, ci vuole niente
A ricordarti in piena new wave, mi sembra… Emma
Ed eravamo noi l’avanguardia
Di questo Paese di merda, Emma
Ci vuole cielo, ci vuole niente
A cambiare le gomme e ripartire
Ma io voglio la stabilità
Voglio un piano quinquennale
Fatto di cielo e di niente, Emma
Di cielo e nient’altro che te, Emma

 

Ossa & Biscotti

I bisticci della corte
Sai che hanno gambe corte
Tu che non ci hai mai puntato
e rifiutavi anche le torte
Quella notte che sei scoppiato
Sulla via della coerenza
Il tuo mondo hai salutato
Per vedere se l’assenza
Fosse segno di potere
Quanto grave fu il tuo errore
Ti sei messo contro Dio
E non dire che l’ho consigliato io
I pasticci della corte
Sono trucchi e passatempi
Per dilazionare la morte
e non lavorare nei campi
Tu che non hai mai puntato
Sulla democrazia del te
Il tuo nome è cancellato
Ma il tuo esilio è dolce e dorato
Forse è un segno di potere
La tua Milano da bere
e una fetta di limon per te
che ti metterai a tacere
Forse è un segno di questi tempi
Oppure è proprio di tutti i tempi
Se ti metterai a tacere
Troverai sempre da bere
I biscotti della corte
Sono le ossa della morte
Ti si incollano al palato
Fino a che ti manca il fiato

 

Mare Monstrum

Notte sporca notte
Quanto mondo sputerai stanotte
E notte spersa notte
Quante vite inghiottirai stanotte
Dentro questo
Mare monstrum
Implacabile feroce
Dentro questa immensa tomba
Senza colpe, senza voce
Tomba d’anime migranti
Non per scelta, non per gioco
Affidate a quei caronti
Per cui tutto vale poco
Dentro questo mare monstrum
Incontinente bara
Dentro quella gelatina
Che trattiene carne amara
Calmo a sera l’orizzonte
Della culla delle genti
Non c’è traccia di battaglia
Calmi i cuori, fermi i venti
Dentro questo
Mare nostrum
Inarrivabile rotta
e Dentro il cuore antico
Di una civiltà interrotta.

 

Ammarata

Non manca la chitarra no
Non manca il manico
Non manca mai la compagnia
Non manca l’anima tua e la mia
Non manca un foglio bianco no
Non manca il titolo
Non mancano le poesie
Per la sera che sale
Per la notte che scende
Mare scuro illumina l’anima Spiaggia nera fai spazio ai passi miei
Disperata è questa mia illogica
Allegria di naufrago in cuore, di un salto mortale in un tempo piccolo
Non manca l’atmosfera no
Non manca filosofia
Non manca la bottiglia buona
Non manca la nostalgia
Non mancano le amiche tue
Non mancherà la mia
Non mancano risate in barca
Fino alla mezzanotte
Oltre la mezzanotte… oltre, oltre…
Mare scuro illumina l’anima Spiaggia nera fai spazio ai passi miei
Disperata è questa mia illogica Allegria di naufrago in cuore
Di un salto mortale in un tempo piccolo… piccolo… piccolo…
Mare scuro illumina l’anima Spiaggia nera fai spazio ai miei passi
Disperata è questa mia illogica
Allegria di naufrago nel cuore di un salto mortale in un tempo piccolo
Disperata è questa mia illogica
Allegria di naufrago nel cuore di un salto mortale in un tempo piccolo

 

Sumsong

Vedo foglie foglie
Alberi che brillano
vedo foglie foglie
Vedo foglie foglie
Alberi che brillano
solo foglie e cielo
…mentre sono a terra
Caduto, ferito, lasciato
Caduto, ferito, lasciato solo
In questa strada
In alto lo sguardo
Vedo foglie foglie eehhhhh
Foglie foglie eehhhhh
Io sono qui che aspetto
Rinforzi, o un avvoltoio
Prima o poi
Eppure non c’è niente
Di strano in questo abbandono
La vita, la morte, la colpa, il perdono
La voglia di avventura
La gloria, e subito paura
Vedo foglie foglie Alberi che brillano vedo foglie foglie
…mentre sono a terra
Solo foglie foglie …alberi che brillano
Solo foglie e cielo …mentre sono a terra …mentre sono a terra
Sto a zero Sto a zero Sto a zero Sto a zero Sto a zero Sto a zero Sto a zerooooo
Sumsong Sumsong Sumsong Sumsong
Foglie e cielo
Foglie e cielo
Foglie e cielo

 

L’ultimo giorno del Duca

Che poi veleno o meno, chi lo sa
So che era amaro quel limone
E così dolce la mia vita da Signore
Così ruffiana quella sera e quel candore
Ho sollevato vesti gonfie e damascate
E ho rovesciato, chiese altolocate
Mi sono messo tra la gente
Mi sono fatto penitente
Ed ora sento il suono d’organo padano
Che si confonde coi miei passi
Mentre raccolgo sigarette e devozioni
…dimenticavo: è un Serassi
Ed ora immagino quel tempo ancor lontano
Rivoluzioni, involuzioni, innovazioni
Vento violento di secoli balordi
Quell’800 e poi il 900
E mi rifugio come allora
Nella mia tonaca più scura
Compro reliquie come Fender
Confesso a me, ovvero a Dio, la mia impostura
E la mia corte si è spogliata
La servitù l’ho abbandonata
Oggi mi vesto da barbone
E gioco sopra il mio cognome
Ma cosa credi che io non senta
La voce di chi mi vuole male
In ogni posto uno speziale
Che mi prepara una merenda
E che ironia di pessimo gusto
Morir bevendo a un fontevivo

 

Il duo Brassens

Il duo Brassens si butta nel locale
quando il crepuscolo assale la città
lasciando solo freddo nell’aria e, una
strisciante voglia di morire. Ed è allora
che il duo Brassens s’eclissa in un tavolone
ad implorare una breve alcoolica resurrezione
lasciando vuoti i bicchierini del punch
con la velocità di un fulmicotone
Poi, calmate le acque, estintosi l’eco piangente
dell’arcaica sirena operaia, allora
dopo circa un’ora, il duo Brassens monta l’impianto per la sera
con metodo e silenziosa posa
Ogni tanto uno dei due del duo Brassens sghignazza,
ancora prima di dire la battuta
Tanto l’altro ha già capito di chi parla
a cosa si riferisce, ma non per questo ride meno di gusto
che il duo Brassens è così, col suo stile,
e sembrerebbe ripetitivo, ma è solo un modo, il loro,
di ripercorrere un rito, una liturgia,
da officiare lungo la tangenziale dell’ironia
Che poi, sai, è tutta una scusa, che il duo Brassens usa
per addomesticare la sera, come una gatta nera
fino a che si fa accarezzare, e resta lì
morbida dei suoi occhi morbidi, e un poco morbosi
Ad ascoltare il concerto del duo Brassens
Ad ascoltare la magia del duo Brassens
Ad ascoltare con gli occhi quel duo Brassens
Quel racconto…
Ad ascoltare il concerto del duo Brassens
Ad ascoltare la magia del duo Brassens
Ad ascoltare con gli occhi quel duo Brassens
Quel racconto orchestrato …dal duo Brassens
Dal Duo Brassens (ad libitum)

 

Compilation blues 020

I cinesi si mangiano i noodles
Mentre ti vendono il sottocosto
Il coraggio non si acquista all’iper
E oggi anche l’ipermercato è chiuso
Dove sei Cosa fai Tu che vuoi
Mi sembri un po’ confuso
La volante mi ha lampeggiato
E io non ho voglia di accostare
Poi mi chiedono i documenti
E io mi sento rabbrividire
Tu chi sei Cosa fai Dove vai
Ti vedo un po’ confuso
A Milano la tangenziale
Sembra finire in una baita
Qui non si arriva a destinazione
Prima sto bene e poi sto… male!
A Milano la tangenziale
Sembra finire in ogni dove
Qui non si arriva a destinazione
Prima sto male e poi sto… altrove!
Hai fumato un’altra Marlboro
Rotti i polmoni sconvolto il fiato
Il tabaccaio c’hai mai pensato
Ti vende merda a peso d’oro
Dove vai Tu che puoi Con chi sei
Sei ancora un po’ confuso
Tu chi sei Cosa fai Dove vai
Ti vedo un po’ confuso
Dove sei Cosa fai Tu che vuoi
Mi sembri un po’ confuso

 

Ritmo notte

Ti scontri coi tuoi conti Fuori è notte
Comprime e dilata Ritmo sonno veglia
Vapore ora Di nuvole lontane
Cucine ipnotizzate A ritmo notte
Stereotipati sensi Rumori di frigo
S’inceppa l’antico Albero genealogico
Manca un passaggio L’anello è perso
Bastarda evoluzione A ritmo notte
Governa la stazione
I movimenti dei forzati
A ritmo notte
Non c’è più una ragione
Dominante
E’ un bellissimo tepore
Della mente
A regolare via la notte
Non trovi soluzione
All’enigma che ti inghiotte
Sei sonno profondissimo
O resti sentinella
Dell’eterno che ti è amico
Questa notte
I monaci che vegliano
Conoscono la chiave
Conficcata nella notte
L’immane intimità
Che si perpetua
Negli uffici desolati
La cura dei dettagli
Lasciati a rosolare
Senza fiamma
La vita che ti avvolge
e dolcemente inganna
A ritmo notte
Sei ligure a Milano Urbano nel contado
Perduto e perdonato Nel delta di un amore
Mai troppo celebrato E ti penti
E stai a seguire La mente nel suo viaggio
La fede tua Alla fine della notte

 

Canzone per curare le piante

Scrivo canzoni stanotte
Canzoni per curare le piante
Scrivo canzoni stanotte
Canzoni per curare il mio male
Sono canzoni da orizzontale
Strofe stanche da rincuorare
Sono canzoni per addormentare
La bestia riposta da sempre
Nel fondo del cuore
Suono canzoni stanotte
Ballate dal fondo del mare
Suono canzoni di terra
Di guerre sorde da attraversare
Suono canzoni stanotte
Ballate di luna e di brace
Suono canzoni che a volte
Ti fanno ancora innamorare
Scrivo canzoni da criminale
Strofe luride da sviscerare
Sono canzoni per ipnotizzare
La bestia da sempre riposta
Sul fondo del mare
Scrivo canzoni stanotte
Nuovi inni da approdo lunare
Scrivo canzoni di cielo
Un coro di stelle a sciamare
Suono canzoni da medievale
Ballate aperte a risuonare
Nelle vallate e nell’altopiano
Nelle volte di questo convento
Mediopadano
Scrivo canzoni stanotte
Canzoni per curare le piante
Scrivo canzoni stanotte
Canzoni per curare il mio male