“ManìnBlù” è un album concepito tra il 2008 e il 2010. Registrato e autoprodotto nel 2011, contiene 11 canzoni, undici storie che agiscono nel microcosmo di provincia, per incidere più a fondo nell’immaginario.
E’ il caso di Gianguido Brumazzi, personaggio emblematico, sospettato creatore di nebbia, malmostoso abitante della bassa, sempre in preda a rabbia e visioni poetiche. Oppure del “Re minore” che si aggira in città tra i suoi residui di potere.
O ancora di Jef Bryant (storia vera), studente alla scuola di cucina internazionale, che sparisce per andare nella legione straniera, per poi essere espulso anche da quella per intemperanze. O, infine, delle due maglie “Giallo rosa” che Marco Pantani indossò nel 1998 prima di calarsi nel tunnel che lo ha condotto verso una tragica fine. Storie vere o verosimili… quanti “Delitti di provincia” accadono sulla linea di confine che ci separa dal nostro eterno “Messico”?
Il sound, pur rimanendo nel solco della musica d’autore italiana (“Sirena boreale”, “Alla mattina…”), è robusto e rielabora in chiave originale il rock, folk e blues americano (“Jef e la legione”, “Io & Francesco”).
Non manca il gusto pop – “A una passante”, “La stanza del pescatore” – letto in ottica trasversale ai generi più che commerciale.
“ManìnBlù” è dunque sia il nome dell’album, che del progetto musicale, voluto da Alberto Padovani (cantautore), insieme ad Enrico Fava (pianista), nel 2002.
Uscire con un album “omonimo” è il segno di puntare sull’identità… Se ci fosse un disco della maturità

 

ManìnBlù – Canzoni

  1. A una passante
  2. Io & Francesco
  3. La vera storia di Gianguido Brumazzi, creatore di nebbia
  4. Re minore
  5. La stanza del pescatore
  6. Sirena boreale
  7. Alla mattina una ballata d’amore nella valle va
  8. Delitto di provincia
  9. Jef e la legione
  10. Giallo rosa
  11. C’è sempre il Messico


A UNA PASSANTE

Mia dolce signora
in quale vita staremo insieme
a condividere le fragole?

Mia cara passante
in quale cielo c’incontreremo
sorridendo tra le nuvole?

Sarà di sabato o domenica
o di un giorno infinito?
Sarà di marzo o d’aprile
o di un’altra primavera?

Saremo in una via del centro
o su una rotta stellata?
Saremo solo carne ed ossa
o come ora, Sostanza di Sogni?

Mia ignota compagna
in quale veste ci rivedremo
a respirare un altro Sole?

Mia piccola cometa
in quale sogno si può avverare
una vita senza limite?

Una vita senza limite…

Sarà chi cura gli orti
a dirci che non siamo morti

Sarà una storia polverosa
a rivelarci ogni cosa
…ogni cosa

 

IO & FRANCESCO

Camminavo per LA
Senza olivi intorno
Mi piaceva trascinarmi
Tra negozi e bimbe
Davvero non immaginavo
Di vederti nudo
Mio compagno di liceo
Tutto proteso ad arrampicarti
Sulla collina di Hollywood
Sulla collina di Hollywood

I Campi di lavanda a
Sud della Francia
Riescono a stordire i sensi
Agli ossessi danarosi
E riportarli a
Madonna povertà
Dalle piste di Montecarlo
Senza pentimento
Dalle piste di Montecarlo
Quasi ai 300

La tua sporca vecchia Assisi
Sembra un borgo in tiro
Anche tu ci sei
Di recente passato
E l’odore dei soldi
L’hai annusato
Ma come possiamo
Mio caro fratello
Riempire di dinamite
Il saio di un frate?
Riempire di vino nuovo
Il centro del cervello!!!

San Francesco Dio & io Ce la giochiamo
Questo briciolo di santità Che porto in dote
Questo pizzico di ingenuità Che mi fa vagare
Ancora quasi nudo Ancora quasi nuovo
Per queste strade Quasi nudo, quasi nuovo Per queste strade

 

LA VERA STORIA DI GIANGUIDO BRUMAZZI, CREATORE DI NEBBIA

Ora ti spiego come si fa la nebbia
Disse il gatto al bimbo insonne
Viene su piano, sulla tua terra piana
Come un invisibile castello di sabbia

Ora ti spiego chi costruisce la nebbia
Disse il gallo all’uomo coi baffi
Deve essere un tipo pieno di rabbia
So solo che si chiama Gianguido Brumazzi

Abita a Brescello A due dita dall’acqua
La sua casa è bassa Tra due argini alti

Usa una pentola di dimensioni giganti
Ci fa bollire dentro un po’ d’acqua
L’acqua che bolle sai emana vapore
L’acqua sicuramente è del Po

L’acqua bolle sempre giorno e notte
La nebbia invece cresce quando il sole cala
Sarà perché Gianguido odia quei momenti
in cui calando il sole più solo ti senti
in cui calando il sole più solo ti senti

Nessuno sa dove Gianguido Brumazzi
Nasconde la sua pentola stregata
Sicuramente è colpa anche dei magrebini
Andati ad abitare nella casa di fronte

Sarà come sarà ma sono proprio cazzi
Quando ti fai un argine sotto la nebbia
Ti servono degli angeli ad accompagnarti
Fuori dalla trappola. . . del Brumazzi
Fuori dalla pentola. . . del Brumazzi
Ora ti spiego come si fa la nebbia
Disse il gatto al bimbo insonne
Viene su piano
Sulla tua terra piana

Nonostante chiunque ormai, a Brescello, dopo la visita alle statue di Peppone e Don Camillo, chieda della casa del Brumazzi, potrebbe trattarsi, a dispetto del titolo, di una creatura fantastica

 

RE MINORE

Re minore passeggia in città
Scettro spento fanali controvento
Il suo alfiere implora amore
Lui lo scambia per il solito favore
Sono in tanti a chiederlo
In troppi attorno al re minore
In tanti a chiederlo
In troppi attorno al Re

Chi mi vuole non sa quello che fa
Ma chi mi cerca sa quello che non ha
Per esempio quel vecchio artista
Per favore toglietelo dalla mia lista
Sono in tanti a non reggerlo più
E quanti anni attorno al blu
Dipinto di blu e e quanti inganni
In troppi a non reggerlo più

Re minore si è fatto un’altra notte
Fari accesi sulle reali rotte
“Capitano” “Comandi mio Signore”
Fammi arrivare tutto nelle mie vene

Sono in troppi a non provarci già più
In troppi a dire cosa fare
In troppi a non provarci già più
A dire cosa devi
Che cosa devi fare
Tu

 

LA STANZA DEL PESCATORE

La sua casa era così vicina al mare
Che Tino pescava i pesci direttamente dal davanzale
Passava i giorni nella sua stanza
Dormiva e pescava ed erano giorni di grande raccolta
La sua casa stava dritta in riva al fiume
E la sua stanza era piena di pesci, già di prima mattina

Li prendeva e li vendeva
Senza togliersi il pigiama
Nella sua camera c’era un mercato
E tanta gente che neanche in strada
Di gente che andava e comprava felice
il suo magico pesce

e La sua stanza era chiamata la stanza del pescatore
La sua stanza era la stanza del pescatore
Era di blu oltremare la stanza del pescatore
D.D.D.D.D.Day… D.D.D.D.D.Day…
La sua casa costruita in riva al lago
Era quasi una grande barca attraccata
Mentre Tino viaggiava di notte e al tramonto
Sentiva le voci lontane del porto
E gli piaceva pensare che al suo risveglio
Avrebbe avuto visite di donne e giovani del posto

e La sua stanza era chiamata la stanza del pescatore
Con un soffitto di stelle la stanza del pescatore
Con i coralli ai muri la stanza del pescatore

Non si seppe mai il segreto
E non si potè dare un divieto
Così Tino continuò a pescare per i lunghi anni a venire
Senza mai navigare

 

SIRENA BOREALE

Ti cercherò
Sotto i pesci del mare
Brancolando sul fondo
Di un oceano surreale

Io ti guarderò
Mentre stai per partire
Senza farti un saluto
Dopo averti trovato

Non c’è logica alcuna
E non esiste rimedio
Il mio cuore è invaso
Dopo ogni tuo assedio

Mi ricordo quei giorni
Che passavo a contare
Migliaia di conchiglie
Perso sul litorale

Mentre ho alzato la testa
Un bagliore lontano
I tuoi occhi mi han tolto
Ogni altro pensiero

La tua verde coda
Sa di sale e lascia scie
Io ti seguo Sirena
Finché il sole le brilla

Ma tu mi lasci sperduto
Sopra il fondo del mare
Camminando su stelle
Di questo cielo abissale

E da più di vent’anni
Vivo senza respirare
Per seguirti tra gli scogli Mia Sirena boreale
Tu Regina degli inganni Mia Sirena boreale
Tu Sirena

 

ALLA MATTINA UNA BALLATA D’AMORE NELLA VALLE VA (AMUBNVV)

Alla mattina una ballata d’amore s’alza e va
S’accende il pick up nella vallata si sente il suo rumore
Che fa sorridere Martina mentre fa colazione
Che fa incazzare Pietro che cerca l’ispirazione

Alla mattina la gente è buona come da copione
S’accende un sole nella vallata così forte da fare male
Gli occhi della ragazza restano trapanati & trasparenti
Gli occhiali da sole sono un’invenzione da malcontenti

e gira un vento che viene da dove non sai
senti un suono che sale

Alla mattina una canzone di vero amore sembra possibile
Prima di accogliere l’orrore in questa valle di discariche
Gli appuntamenti si accavallano e va tutto a puttane
Anche il dentista ti accompagna fino alle lacrime

Ma alla mattina il tuo pescatore di fiducia ti mostra la verità
Prima che sia incartata sopra un foglio di giornale
I candidati si combattono ma questa è la vita
Anche il tuo amico migliore ha già incontrato il suo gallo nuovo

e torna un vento cattivo da dove tu sai
senti il dolore che scende
e torna un tempo cattivo quello che tu sai
senti la rabbia che sale

 

DELITTO DI PROVINCIA

Parlo di una notte saldata in dura terra scura
Canto di un amore scavato
nel solco della passione
Parlo di una guerra, tra i sensi dispersI
e la ragione
Scrivo di un delitto tremenda fine di
un uomo distratto

Hey sorella usura
Sei tu, Sei tu, Sei tu
che haI ucciso la sua anima
Ah Hey sorella usura
Sei tu, Sei tu, Sei tu, che hai ucciso la sua anima
Molto prima e ben di più Molto prima e ben di più Molto prima e ben di più
di quella notte blu

Siamo noi, Siamo noi poliziotti di noi stessi
A lasciarlo annegare affondare arretrare
Sfondato da un colpo secco.

Traffico, traffico, traffico
non ce n’è, non ce n’è in questa provincia
Gente che si sveglia, si addormenta e sempre uguale
…sempre uguale ricomincia
Siamo noi, Siamo noi assistenti asociali
a far passare i vostri pensieri criminali
Siamo noi, Siamo noi poliziotti di noi stessi
A lasciarlo annegare affondare arretrare… sfondato

Parlo di una notte Saldata in dura terra scura Scrivo di un delitto perfetto
x trafiletto + foto = Pezzo da provincia Punto all’apertura
miro premo sul grilletto Colpo calcolato Conto saldato

 

JEF E LA LEGIONE

Fai buon viaggio straniero
Strano viaggio il tuo
Com’è strano
Il viaggio di ogni uomo

Chi si arruola non va a scuola
E più compiti non ha
Ogni attimo è in missione
Ma per conto di chissà

Chissà chi l’ha spinto avanti
Quel dannato yankee
Chissà chi gli ha tolto
La padella dalla brace

Chi sparisce dalla vista
Non porta una colpa
ma Chi sparisce dalla vita
Deve dare conto

Chissà quanti conti aperti
Lui non chiuderà
Chissà quante pentole
ma Senza più coperchi

Fai buon viaggio straniero
Strano viaggio il tuo
Com’è strano
Il viaggio di ogni uomo
Buon viaggio straniero
Strano mondo il tuo
Com’è strana
Questa notte americana

Chi si perde non ha scampo né più libertà
ma Chi si chiude non ha senso né si salverà
Chissà quale Dio ti chiama
Dentro una legione
Sarà quello di Abramo
Oppure il padre di un coglione

Fai buon viaggio straniero
Strano viaggio il tuo
Com’è strano
Il viaggio di ogni uomo

Buon viaggio straniero
Strano mondo il tuo
Com’è strana
Questa notte sahariana

Chi rimane qui di sera Viene quaggiù a bere
Chi si ferma è benvenuto Per lui c’è un bicchiere
Ma la vita
è su una rotta che non indovini
Con il tuo fucile in mano
Il tuo vangelo e la ricetta… che preferivi

Jef Bryant, regolarmente iscritto all’ALMA, Scuola Internazionale di Cucina Italiana con sede in Colorno (PR), sparisce improvvisamente il 24/10/2007. Dopo diverse puntate di “Chi l’ha visto”, viene avvistato nella Legione Straniera, dalla quale viene espulso dopo pochi mesi per intemperanze… Nessuno ha denunciato altre scomparse in seguito.

 

GIALLO ROSA

Pirata rosa la rosa ti ha illuso
La rosa ti ha fottuto
Al tramonto delle rose

Pirata falco pirata gabbiano
Ieri all’assalto irridevi l’asfalto e il futuro
Oggi ingabbiati tra il grigio ed il nero

Pirata giallo il giallo ti ha esaltato
Il giallo ti ha intrippato
Nel vortice giallo finale

Pirata in terra di pirati
Paesi rovesciati dal boom del solleone
Sanguigni slavati anarchici e massificati

Pirata abbandonato
Dai suoi e da tutti intorno
L’orgoglio ferito mentre avanza il muto giorno

Se n’era già andato
Su un vascello stregato
Verso un porto remoto

Lasciando i falsi fasti gli altari floreali
Agli ignoti spettatori di Rimini
Rimini

Pirata giallo il giallo ti ha esaltato
Il giallo ti ha intrippato
Nel vortice giallo finale

Pirata rosa la rosa ti ha illuso
La rosa ti ha fottuto
Al tramonto delle rose

Marco Pantani viene trovato senza vita al Residence “Le Rose” di Rimini il 14/02/2004

 

C’è SEMPRE IL MESSICO

Tu cowboy stanco hai solo 30 anni e pensi che sia già finita
Hai in odio tutto il branco e sai che ognuno nel branco
Ha una taglia a tua misura

E tutte quelle Signore hanno paura
Ad uscire con te
Tra tutte quelle non c’è
Quella che ti è piaciuta
Se n’è andata senza un perché

C’è sempre il Messico La tua via d’uscita
C’è sempre un Messico là oltre il fiume
C’è sempre il Messico e una nuova amica
Di là dal fiume… E’ tutta un’altra vita

Tu giovane straniero nativo senza un lavoro tu pensi che sia già finita
Hai in odio tutto quanto e tutto sai t’ignora
Se non ci stai dentro la misura

E tutte quelle aziende non sanno che farsene
Della tua fantasia

Tra tutta quella gente non vedi una cosa
Che ti fa dire, ti fa pensare… “Questa è casa mia”

C’è sempre il Messico La tua via d’uscita
C’è sempre un Messico là oltre il fiume
C’è sempre il Messico e una festa antica
Di là dal fiume… è tutta un’altra vita

Tu cowboy stanco hai solo 20 anni e pensi che sia già finita
La tua città fantasma la pompa di benzina
Il tuo sguardo sbieco, che indovina…
C’è sempre il Messico La tua via d’uscita
C’è sempre un Messico là oltre il fiume
C’è sempre il Messico e una nuova amica
Di là dal fiume a curare quell’eterna ferita
Di là dal fiume… è tutta un’altra vita

Messico è l’appellativo con cui viene definito, in gergo locale, l’Oltrepo casalasco, qui rivisitato metaforicamente in chiave piuttosto universale

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